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Comune di Scandicci

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INFORMAZIONI STORICHE E CULTURALI DI Scandicci

Foto dell'interno della Chiesa di Sant'AndreaIn posizione elevata, lungo la strada che conduce alla Roveta è situato il delizioso borgo di Mosciano, con la chiesa di Sant'Andrea (a fianco l'interno) fondata anteriormente al mille sulle rovine del castello cadolingio. La chiesa conserva preziose testimonianze artistiche, come gli affreschi attribuiti a Corso di Buono risalenti al XIII secolo e la tavola duecentesca con la Madonna e il Bambino, riferita al pittore pistoiese Manfredino d'Alberto. Le verdeggianti colline di Mosciano furono fonte d'ispirazione per lo scrittore inglese David Herbert Lawrence, che vi soggiorno nel 1928 presso Villa l'Arcipresso o Mirenda, dove scrisse il suo più celebre romanzo L'Amante di Lady Chatterley.

Le pendici del monte la Poggiona ospitano nell'abitato di Casignano, l'omonima villa tardo cinquecentesca e la chiesa fondata nell'824 e intitolata a San Zanobi, patrono di Scandicci, che nel 397 eresse in questo luogo un oratorio. Nella chiesa, recentemente restaurata, sono stati riportati in luce l'antica abside e l'altare in pietra.

San Martino alla Palma è una delle frazioni più incantevoli dei dintorni di Scandicci, con la cinquecentesca Villa Torrigiani e l'omonima parrocchia dal panoramico loggiato del XVI secolo. La chiesa (nella foto a fianco), ad unica navata, conserva al suo interno pregevoli opere d'arte, fra cui un bel dipinto trecentesco di scuola giottesca, raffigurante la Madonna col Bambino, angeli e devoti. Nel vicino borgo di Rinaldi sorge in posizione rilevata la Villa Antinori, interamente trasformata agli inizi del secolo scorso.

Ritornando verso la pianura, in località Viottolone, preceduta da un lungo viale alberato, s'innalza sulle pendici della collina la Villa di Castelpulci, magnifica residenza campestre della famiglia Riccardi, che mantiene ancora il suo aspetto scenografico settecentesco. Nel 1932, quando il complesso era adibito a manicomio provinciale, vi concluse la sua tragica vita il poeta Dino Campana. I lavori di restauro in corso porteranno alla creazione del Centro Universitario fiorentino della moda.

Nella piana di Settimo si trovano notevoli insediamenti religiosi, come la pieve di San Giuliano (nella foto a fianco) di origine romanica. Rimaneggiata nel XVII secolo, custodisce la venerata Madonna dei Fiori, opera in terracotta dipinta della bottega di Donatello. Della località di San Colombano, che prende il nome dall'omonima chiesa, ricordata fin dal XIII secolo, era originario Benozzo Gozzoli, famoso pittore fiorentino del Quattrocento. Un altro artista del Rinascimento, Lorenzo Ghiberti, fu proprietario dal 1441 al 1457 della casa da signore, nota come il Palazzaccio, situata in via degli Stagnacci, nella frazione di Granatieri. L'edificio che conserva tracce della sua antichità, verrà presto restaurato.

La presenza storica e artistica più rilevante del territorio comunale è la Badia di San Salvatore e San Lorenzo a Settimo (nella foto a fianco), fondata nel X secolo. La chiesa d'impianto romanico, inizialmente appartenne ai benedettini cluniacensi, poi ai vallombrosani e a partire dal 1236 ai cistercensi che fortificarono con potenti bastioni il complesso monastico. Nel corso dei secoli la Badia fu ampliata e arricchita di importanti opere d'arte, come la cappella di San Jacopo, affrescata nel 1315 dal pittore Buffalmacco. Alla seconda metà del Quattrocento risalgono gli affreschi di Domenico Ghirlandaio, le tavole della sua bottega e la Deposizione dalla Croce di Francesco Botticini. Nel 1629 venne affrescata da Giovanni da San Giovanni la cappella di San Quintino, martire del quale si conservano le reliquie portate alla Badia nel 1157.

Un dolce digradare di colline caratterizza il territorio intorno a San Vincenzo a Torri. La pieve situata lungo la via Empolese risale al secolo XI e ha subito vari rifacimenti fra il XV e il XVIII secolo. L'altare maggiore è ornato dal pregevole Crocifisso di ligneo policromo del XIII secolo. Nelle vicinanze della pieve di Torri, prendendo la Via del Lago si incontra la Villa di Vico e poi attraverso il bosco si raggiunge Il Mulinaccio (nella foto), un complesso paleoindustriale semidiroccato di grande suggestione, costituito da una diga, un ponte e un mulino, fatto costruire a partire dal 1634 dalla famiglia Galli Tassi, proprietaria della vicina Villa I Lami. Questa residenza di campagna del XVI secolo presenta linee architettoniche semplici e severe, in perfetta armonia col paesaggio circostante. Completa il panorama delle emergenze territoriali il Parco di Poggio Valicaia, recentemente trasformato in Museo d'arte ambientale. Nei suoi 68,5 ettari di prati e boschi hanno trovato stabile sistemazione, in simbiosi con il lussureggiante contesto naturalistico, le opere di alcuni fra i più interessanti artisti contemporanei.

Fonte: www.comune.scandicci.fi.it

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