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Informazioni storiche della Provincia di Firenze

Cenni Storici della Provincia di Firenze

Arno rimanda al tema arna "letto incavato di fiume", diffuso anche in Francia e in Svizzera, così come monte Albano è collegato a quella stessa base alba/alpa, 'sasso', che spiega tanto Alba Longa che Alpi. Sono entrambi segni linguistici certamente prelatini e forse ascrivibili ai liguri, il cui possesso territoriale arrivava appunto fino alle colline e alle paludi della valle dell'Arno a est del monte Albano: una zona che costituì anche il punto di contatto e di frizione con l'espansione da sud degli etruschi, attestata dai resti archeologici di Fièsole e dalle tombe di Quinto, Comeana, Artimino.
L'impronta della successiva conquista romana traspare da puntuali relitti toponomastici (le località Quarto, Quinto, Sesto, Settimello, che alludono alle rispettive distanze da Firenze lungo la via Cassia), ma soprattutto dal sistema di centuriazione: la suddivisione del territorio in aree quadrate dette 'centuriae' in quanto composte da 100 appezzamenti della superficie di due iugeri, circa 5000 metri quadrati, che venivano assegnati in sorte ai coloni. Ne risultava una griglia regolare, realizzata da sentieri, fossi e argini, ancora percepibile nella piana a occidente di Firenze, tra Castello e Prato.
L'orientamento della centuriazione venne impostato rispetto all'asse della via Cassia e il suo centro, "L'umbilicus coloniae" , corrispondeva all'attuale intersezione tra le vie de' Tornabuoni, degli Strozzi, della Vigna Nuova, della Spada. Il territorio che venne complessivamente assegnato a Florentia, unitamente a quello dell'allora ben più importante Fiesole, ricalcava sostanzialmente quello dell'attuale provincia di Firenze.
Nell'alto medioevo tanto la " iudicaria " longobarda che la " contea " franca non si distaccarono in pratica dalle partizioni municipali romane: nel segno di una continuità che conobbe una pausa con la frantumazione provocata dal sistema feudale, ma riprese vigore quando i l Comune di Firenze, consolidatosi al suo interno, avviò nel XII secolo la riconquista del suo contado. Dell'organizzazione territoriale tardo-romana, imperniata sulla villa rustica, fu erede la 'curtis' altomedievale che diverrà poi, inserita funzionalmente nella politica e nell'economia feudale e mutata strutturalmente per l'aggiunta di cinta muraria e torre, il 'castrum' o castello: tra il 1100 e il 1300 furono più di duecento questi nuovi centri organizzativi nel territorio (ben conservati e riconoscibili quelli di Sezzate, Nipozzano, San Donato in Poggio). Rapporti di derivazione dal mondo romano si ebbero anche con le pievi, che continuarono ad assolvere funzioni religiose e laico-organizzative non diversamente dai 'pagi', come documenta il loro frequente distribuirsi lungo le principali vie di comunicazione.
Nel generale sviluppo economico registratosi a partire dal Mille fu importante anche l'azione riorganizzatrice dell'attività agricola e della distribuzione fondiaria operata dagli ordini monastici (cluniacensi, vallombrosani, camaldolesi e, successivamente, cistercensi), largamente presenti nel territorio come attestano l'abbazia di Vallombrosa, la Certosa del Galluzzo, l'abbazia di Montescalari, la badia di S. Salvatore a Settimo, la badia di Passignano, il convento di Monte Senario. La riappropriazione del contado significò per il Comune di Firenze lo scontro con le consorterie feudali, che si concluse a suo favore alla fine del xiii secolo. Sancirono la vittoria, unificando e controllando queste aree, le 'terre nuove' che vennero fondate poco più tardi: in particolare in Mugello, contro gli Ubaldini, sorsero nel 1306 Scarperia e nel 1332 Firenzuola.
Al processo di espansione politica si accompagnò l'ingresso del capitale cittadino nella proprietà delle terre attraverso la forma contrattuale della mezzadria, responsabile di un particolare modellamento del paesaggio e dei rapporti sociali che caratterizzerà la Toscana centrale fino agli anni '60 del Novecento. Il proprietario articolava la sua terra in poderi, su ognuno dei quali viveva e lavorava una famiglia di coloni che gli cedeva metà dei prodotti ricavati e utilizzava l'altra metà per la propria sussistenza. Il contratto mezzadrile aveva anche un importante risvolto architettonico-abitativo: il proprietario risiedeva temporaneamente sulla sua terra in edifici che dalla casa-torre (riproposizione fuori mura della tipologia abitativa urbana) andarono elaborandosi fino alla villa-fattoria; i l colono risiedeva al centro del podere all'interno di unità edilizie che, soprattutto a partire dalla seconda metà del Settecento, assunsero la forma delle ben note case coloniche. La particolare intensità del rapporto città-campagna si tradusse, tra XK e n secolo, nella riproposizione sulle terre del contado della stessa ripartizione in quartieri e sestieri vigente in Firenze, secondo una tendenza centralizzatrice ulteriormente accentuata a partire dal secolo successivo con la nascita del principato mediceo.
Solo dopo il passaggio alla dinastia dei Lorena, soprattutto con la riforma amministrativa del 1769, le comunità locali riacquistarono una maggiore autonomia, interrottasi durante la breve stagione della dominazione francese ma confermata con I la restaurazione lorenese.
Dopo l'annessione al 1 Regno d'Italia la provincia di Firenze si formò ufficialmente nel 1865, 'sovrapponendosi' agli 82 comuni del compartimento fiorentino granducale. Da allora si sono avuti solo mutamenti in sottrazione: a favore di Forlì (nel 1923), Pisa (1925), Pistoia (l927), Prato (1992).
I dati storici per la ricostruzione della demografia del territorio sono attendibili solo a partire dalla metà del XIV secolo, quando gli abitanti erano approssimativamente 150 mila, quindi il triplo di Firenze: un rapporto che non è molto mutato nel tempo.
A metà del Cinquecento si registravano 220 mila Il moderno palazzo di Giustizia nel quartiere di Novoli a Firenze unità, cresciute a 282 mila nel 1745. Nell'Ottocento l'incremento si fece sostenuto, dai 367 mila abitanti del 1811 ai 645 mila del 1891, e nel corso del Novecento l'aumento - circa 100 mila unità per decennio - fu regolare fino al 1981 quando si toccò un tetto di 1 202 013.11 censimento del 1991 segnò un primo passo indietro: 1 184 681 abitanti (967 437 se si sottraggono quelli ascrivibili alla provincia di Prato). 1 dati del censimento 2001 assegnano alla provincia di Firenze 933 860 residenti, confermando un trend negativo che si è però invertito. in anni più recenti, in conseguenza del flusso migratorio positivo. Il profilo urbanistico del territorio ha visto lunghe fasi di stallo (con l'eccezione di Prato) per i vari centri formatisi nel medioevo. Sviluppi consistenti hanno presentato Empoli, ma soprattutto i comuni di Sesto, Scandicci, Bagno a Rìpoli, di fatto fusi con Firenze in una vera e propria conurbazione residenziale e lavorativa.
L'innesto delle attività industriali sulla plurisecolare tradizione agricola è avvenuto relativamente tardi, e con legami solo saltuari e puntuali con precedenti esperienze artigianali (così per i ferri taglienti a Scarperìa o la ceramica a Montelupo). La continuità, semmai, va cercata su un più profondo piano di cultura, nel travaso di competenze - abitudine al mercato, polivalenza professionale, organizzazione familiare - che sembra essersi verificato fra la tradizione mezzadrile e la dimensione microimprenditoriale caratteristica delle aziende del territorio.
L'economia provinciale affronta oggi contingenze e prospettive del mercato globale in termini molto differenziati. La meccanica e la manifattura tipica hanno i loro nuclei storici nell'area fiorentina e basso-valdelsana. Realtà industriali sono presenti anche in Valdarno e nello stesso Chianti (in forte connessione con il primario). Nel Mugello-va1 di Sieve, accanto a una persistente, buona consistenza del primario, occorre distinguere tra la vitalità delle imprese del fondovalle (senza vocazioni specifiche) e il ristagno delle aree appenniniche, legato alla marginalità geografica.


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